• Maria Rosa Franzoi Del Dot ha inviato un aggiornamento:   11 mesi, 2 settimane fa · Vedi

    I TRE MOMENTI FONDAMENTALI NELL’INDAGINE SU KAFKA.

    1981 .” KAFKA. NELLA METAFORA KAFKIANA IL PROCESSO ALA PAROLA.
    Il saggio è entrato nella cinquina finale del Premio Viareggio e ha avuto una segnalazione del prof. Giovanni Vittorio Amoretti sulla Gazzetta di Parma ” per novità di impostazione e di interpretazione.”
    IN questo saggio ho messo in evidenza come nel testo kafkiano ci siano due linguaggi.C’è un secondo linguaggio che non viene percepito dal lettore che non ne sospetta la presenza . Questo linguaggio si esprime per immagini e per gestualità. A questo secondo linguaggio ”clandestino” Kafka consegna la vera l’identità dei personaggi e della loro storia
    C’è una dialettica molto precisa che regola il rapporto fra i due linguaggi: il primo linguaggio – il linguaggio ”ufficiale” il solo recepito dal lettore- trova la sua verità specchiandosi nelle immagini e nella gestualità del linguaggio ”clandestino” di cui il lettore ignora la presenza.
    Le immagini comunicano fra di loro con il mormorio della somiglianza e raccontano un storia che non è quella ufficiale.
    La consapevolezza dei due linguaggi da parte del lettore è fondamentale per entrare nella simbologia kafkiana.

    2012 ” LE CARTE TRUCCATE DI FRANZ KAFKA Erickson Editore
    In questo secondo saggio entra in scena il teatro jiddish con i suoi attori ambulanti che soggiornarono a Praga nell’autunno del 1911.
    Di quel teatro e dei suoi attori Kafka era entusiasta , non perdeva una recita, avrebbe voluto salire sul palco e recitare assieme agli attori.
    In quel teatro Kafka aveva ritrovato il suo passato – aveva trovato l’jiddish la lingua dei padri – e vi troverà il suo futuro.
    Nella regia del teatro jiddish le recite avvenivano su due piani: la recita ufficiale in primo piano e ,sullo sfondo, in secondo piano, l’esibizione di due mimi – un uomo e una donna travestita da uomo – che rovesciavano in parodia ciò che veniva recitato
    In primo piano.
    La recita di primo piano finisce in parodia nella mimica di attori irresistibili
    La doppia recita diventerà ,nei romanzi di Kafka, il doppio linguaggio.
    C’è nei romanzi di Kafka un primo piano con la recita dei protagonisti e un secondo piano con le immagini e la gestualità che custodiscono la vera identità dei personaggi e il significato della loro vicenda
    Il Procuratore K. diventa bersaglio della pantomima inscenata dal tribunale, è ridotto ad una barzelletta, ad uno stupratore per via della sua dialettica che ipnotizza l’uditorio, ad un mendicante che, dopo aver messo il capello sotto la panca, aspetta che qualcuno si accorga di lui.
    Secondo Kafka l’alienazione dell’ebreo – il non rendersi conto della reale situazione in cui si trova nei confronti del mondo tedesco – è dovuta alla lingua che gli ebrei ”hanno rubato” ai tedeschi – ”la lingua rubata”.
    La lingua tedesca è una benda sugli occhi che impedisce di vedere ”due passi più in là” la tragedia imminente.
    La lingua tedesca non ha niente a che fare il passato degli ebrei, con tutta l’esperienza e la conoscenza che da quel passato gli era venuta.
    Nella nuova lingua il loro passato, la loro storia non solo è muta ma è diventata una colpa che va rimossa.
    Con amarezza Kafka ne ha preso atto nel corso delle sua conferenza sulla lingua jiddish quando ha visto sul volto dei presenti il disagio se non addirittura il disgusto nei confronti di quella lingua da emarginati, testimonianza di un passato da dimenticare e seppellire per sempre.

    LA VERA STORIA DEL PROCURATORE K. E DEL SUO IGNARO LETTORE NEL
    PROCESSO DI KAFKA
    Per sua stessa definizione Kafka non può essere scrittore perchè ”un ebreo che scrive in tedesco non può essere scrittore ”
    Kafka dunque non può essere scrittore ” ma può essere regista e può mettere in scena la lingua che gli impedisce di essere scrittore, può processarla e condannarla.
    Nel Processo Kafka mette in scena la ”lingua rubata” la lingua che l’ebreo aveva rubato ”come uno zingaro ruba un bambino dalla culla”.
    La lingua rubata è sulla graticola del romanzo ,è ridotta a parodia nei monologhi del protagonista,nei discorsi di Huld l’avvocato e negli sproloqui di Titorelli ,il pittore che con i suoi ritratti dava patenti ai giudici.
    Nei lunghi monologhi del Procuratore K.la lingua è pura alienazione : nel mondo tedesco della finanza K.aspira a diventare direttore di una banca i cui vertici ridono di lui come di una barzelletta,,quella barzelletta schizzata in quattro e quattr’otto sul foglio del memoriale destinato al suo processo.
    L’alienazione del Procuratore K: riflette l’alienazione dell’ebreo che si crede a casa sua mentre in realtà è un intruso in casa altrui.
    Sulla graticola del romanzo c’è anche il lettore imprigionato nella lingua rubata sfinito da interminabili discorsi che non portano da nessuna parte, invischiato in una vicenda alla quale si sforza inutilmente di dare un significato.
    Anche Primo Levi traduttore del Processo per l’Editore Einaudi ha subito la frustrazione del non senso :: ha cercato di dare un senso a ciò che traduceva e confessa di essere uscito da quella esperienza ”come da una malattia.”
    La lingua del Processo è povera, castigata nel lessico e nella sintassi, è stato scritto che ” è la lingua di chi va ad uno sportello a chiedere informazioni ”
    Quella povertà ha suscitato interrogativi e ipotesi.
    Il critico Pascale Casanova ipotizza che Kafka abbia scelto quella povertà
    di scrittura ”pour ne pas écrire en allemand”
    È vero, Kafka non voleva ”non poteva” écrire en allemand ma è andato oltre : quella lingua che gli impediva di essere scrittore l’ha portata davanti a un tribunale, l’ha processata e condannata e infine l’ha costretta alla confessione. L’ha costretta a incarnarsi nei sassi di una piccola cava alla periferia della città -piccola e marginale è la cava perchè piccola e marginale è la lingua tedesca dell’ebreo – per mollstrarsi quale essa è veramente : è un muro, è quel muro che lo scolaro disobbediente -futuro protagonista del romanzo ”Il Castello” ha scalato contro il divieto dei maestri e ha visto, arrivato in cima, la distesa delle tombe.
    E’ la lingua dell’ebreo -tedesco nella visione kafkiana.
    Quella lingua Kafka l’ha messa in croce e ha messo in croce anche il lettore ignaro del ”gioco al quale Kafka stava giocando ”impegnato nello sforzo vano di dare un significato lì dove c’era soltanto l’inganno come risposta beffarda al disagio che Kafka aveva letto sul volto dei presenti durante la conferenza sulla lingua Jiddish
    Quella lingua andava dimenticata, era una lingua da emarginati, la loro lingua era, ora ,il tedesco.
    Nella nuova lingua l’jiddish e il passato che esso rappresentava era diventato una colpa da dimenticare : è la colpa che Kafka deve trovare e confessare per uscire dal Processo.