Essere Educatori: quale cultura?

Un viaggio tra teatro, video, musica e parole

Essere Educatori: quale cultura?

Per chi educa, soprattutto per chi lo fa con entusiasmo, l’«effetto Pigmalione» è tra i rischi più comuni e subdoli: come una profezia che si autoadempie, gli insegnanti che credono alcuni alunni più (o meno) dotati di altri, li tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso.
Si parte da qui per sollecitare riflessioni che superino il quotidiano e il contingente e vadano a considerare la vita adulta di persone con Bisogni Speciali, analizzando anche i compiti, le competenze e le difficoltà degli Educatori Sociali.
Il convegno «Essere Educatori: quale cultura?», organizzato alla Facoltà di Scienze della formazione di Rimini il 21 ottobre 2011, in collaborazione con le Cooperative «Akkanto» di Santarcangelo, «Labirinto» di Pesaro e «Il Cigno» di Cesena, ha rappresentato la prima tappa di un percorso.
Il presente testo, nel rendere conto del dibattito scaturito da quell’esperienza, vuole anche sollecitare ad allargare e arricchire questo lavoro, invitando i lettori a inviare riflessioni personali e resoconti di esperienze all’indirizzo:
educatore.sociale@gmail.com.


  • Chi desidera acquistare la copia cartacea del libro (€ 12,00) lo può fare scrivendo a live@erickson.it o contattando direttamente l’autore.



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Tematica: Educazione – Teorie e metodi
Formato: 15x21
Pagine: 80

Rivolto a: Studenti; Educatori professionali

Contenuti:

Chi siamo? (L. Innocenti)
Educatori e vagabondi, o Educatori vagabondi?
Libro Narrante: «Io che sono il vostro stipendio»
Introduzione. Sento o Ascolto (M. Galgano). Essere Educatore (G. Ceccarelli). «Posso aiutarti se mi racconti chi sei» (G. Piazza). Parole mute (L. Pazzaglia). Uno sguardo (K. Gianfreda). Educarsi ed evolvere per educare (M.B. Girotto). Epistola sulla funzione educativa tra proverbi e metafore (F. Palloni). Il mio primo stipendio (V. De Vitis). L’utilità della figura educativa (T. Di Pentima). Che ne sarà di noi? (A. Clementi). Lo specchio e l’«altro» (D. Branchi). Conclusione o prologo? (A. Canevaro)
Conclusione